Salone del Libro di Torino: le grandi opere per la cultura

Salone del libro di Torino

Senza i libri la nostra cultura e la nostra società non esisterebbero. Il Salone del libro di Torino 2026, che si tiene in questi giorni, ci ricorda la centralità di questi strumenti, che spesso tendiamo a dare per scontati. Un libro non è solo un insieme di carta e inchiostro, ma racchiude in sé un mondo. È uno strumento per trasmettere il sapere e, più in generale, la cultura. Soprattutto quando parliamo delle grandi opere. Ci sono infatti degli “ingredienti” che rendono un’opera destinata a durare negli anni. E alcuni libri hanno un valore che resiste nel tempo, che li rende sempre attuali. Ma il libro è anche proiezione verso il futuro e, come insegna Umberto Eco, è uno strumento per preservare la memoria.

Il Salone del libro di Torino non è solo un’occasione in cui l’editoria mette in mostra le novità. È anche un momento in cui si può riflettere sull’importanza che ha l’editoria nella nostra cultura e nella nostra società. Un libro infatti può intrattenere, ma un libro può essere anche una grande opera per trasmettere il sapere, progettata e realizzata per durare nel tempo.

Cosa distingue un libro da una grande opera?

Come sanno bene i bibliofili, i libri non sono tutti uguali. Alcuni libri, infatti, lasciano un loro segno nella storia e nella cultura. Si tratta di opere di grande valore culturale, che rimangono negli anni e diventano un punto di riferimento. Sono quei volumi che amiamo tenere in casa e qualche volta sfogliare, per trovare informazioni o confermare certe nozioni.

Gli ingredienti di una grande opera

Quali sono le caratteristiche di una grande opera? Che cos’hanno opere come l’Enciclopedia Motta o Historia che le rendono grandi? Ci sono alcuni elementi, o potremmo chiamarli “ingredienti”, che rendono un’opera grande:

  • rigore scientifico e cura delle fonti: le informazioni riportante sono controllate e validate da una redazione e da un comitato scientifico;
  • visione d’insieme: i grandi editori hanno una visione di cosa sia la cultura e quale sia il loro compito nel progresso della società;
  • artigianalità editoriale: quello dietro a una grande opera è un lavoro artigianale, portato avanti da professionisti con cura e passione;
  • accessibilità senza banalizzazione: la grande opera sa trasmettere la complessità a tutti i suoi lettori, anche a chi non conosceva l’argomento.

Il valore che resiste nel tempo

Le grandi opere sono iniziative editoriali fatte per durare nel tempo. Non seguono mode passeggere, ma si fondano su solidi valori culturali. Le enciclopedie per esempio, come l’Enciclopedia Motta, vogliono essere una raccolta di informazioni ad ampio spettro. Raccolgono, cioè, tutto ciò che è necessario sapere e sono quindi uno specchio del momento storico in cui viviamo. Opere di ampio respiro come Historia, a cura di Umberto Eco, invece vogliono essere un riferimento per chi vuole conoscere o approfondire la storia europea, in tutte le sue articolazioni.

Libro, memoria e futuro

Il libro è uno strumento prezioso che conserva la memoria del passato e la trasmette alle nuove generazioni. Possiamo leggere Gilgamesh o conoscere il pensiero di Aristotele proprio grazie ai libri. Preservare la memoria è un aspetto molto importante, perché significa preservare la nostra stessa identità. Non a caso, Umberto Eco diceva:

Per preservare la propria identità, una civiltà non deve solo comportarsi come un archivio di informazioni, ma anche come un filtro. […] Filtrare non significa cancellare. È un dato di fatto che di frequente le società non ci facciano dimenticare ciò che sappiamo o sapevamo, ma ci impediscono di scoprire ciò che non sappiamo ancora. Perciò accade che una civiltà possa operare diversi tipi di cancellazione che può spaziare dalla censura (la cancellazione di manoscritti, i falò di libri, la damnatio memoriae, la falsificazione di fonti documentarie, il negazionismo) fino alla dimenticanza causata da vergogna, inerzia, e rimorso.

Cultura, quindi, non è solo conservazione, ma anche vaglio e selezione. Una lezione che, oggi, è ancor di più valida.