Miles Davis, il trombettista che ha reinventato il jazz
Il 26 maggio 2026 ricorre il centenario della nascita di Miles Davis, trombettista e compositore statunitense scomparso nel 1991. Una figura imprescindibile della musica del Novecento, capace di attraversare e generare le più importanti rivoluzioni del jazz, dal cool alla fusion.
Ripercorriamo la sua vita e ricostruiamo la centralità del suo ruolo nella storia della musica, attraverso la voce enciclopedica a lui dedicata e scritta dalla storica Francesca Lonoce negli Annuari Federico Motta Editore.
Gli esordi e la nascita del cool jazz
Nato cento anni fa ad Alton, in Illinois, Miles Davis si avvicina alla tromba a soli tredici anni. Nel 1944 si trasferisce a New York per frequentare la Julliard School of Music e i locali in cui esplode il bebop, il sottogenere del jazz che negli anni 40 aveva rivoluzionato l’idea stessa di musica occidentale, esaltandone l’esecuzione dal vivo. Entrato nel quintetto di Charlie Parker, il più grande sassofonista che fosse mai esistito, successivamente (nel 1948) forma un nonetto avvalendosi degli arrangiamenti del pianista Gil Evans: nasce così Birth Of The Cool (1949), disco che inaugura l’era del cool jazz e che è la realizzazione delle idee sul rinnovamento del jazz del pianista canadese. Fondato su una musica minimalista che valorizza il suono, l’LP è privo di vibrato e caratterizzato dall’uso della sordina, in netta opposizione al virtuosismo bebop.
Il primo quintetto e la rivoluzione modale
Nel 1955 un memorabile assolo su ‘Round Midnight al Festival di Newport gli vale un contratto con la Columbia che l’anno successivo diventa la sua casa discografica e che concede a Davis la massima libertà creativa e i migliori musicisti in circolazione, facendone era uno dei jazzisti più potenti e influenti di quel periodo. Davis forma un nuovo quintetto, di cui fa parte John Coltrane, e avvia una stagione straordinariamente feconda: agli album orchestrali realizzati con Evans, come Miles Ahead (1957) e la rivisitazione di Porgy And Bess (1958), seguono Milestones (1958) e soprattutto Kind Of Blue (1959), considerato il più importante album della storia del jazz per il passaggio rivoluzionario al sistema modale che era stato introdotto dal compositore e pianista George Russell e che proponeva un nuovo tipo di improvvisazione, che non si basasse più sugli accordi ma su una serie di scale dette appunto “modali” che non erano quelle tradizionali, maggiori o minori, ma che erano associate ciascuna a un’atmosfera o a un sentimento diversi.
Verso la fusion
Dopo Sketches of Spain (1960), Davis costituisce un nuovo quintetto concentrato su fraseggio e ritmo, fino all’introduzione di strumenti elettrici in Miles In The Sky (1968). È l’avvio della fusione tra jazz e rock: In A Silent Way (1969) e soprattutto Bitches Brew (1970), incisi con Dave Holland, Chick Corea e John McLaughlin, segnano il lancio di un genere riconoscibile e influente che raggiunge il grande pubblico: Bitches Brew con il suo mezzo milione di copie vendute, diventa disco d’oro e inaugura una nuova fase di popolarità per il jazz.
Gli ultimi anni e la sua eredità
On The Corner (1972), album complesso e poco compreso, segna invece l’inizio di un lungo silenzio segnato da problemi di salute e tossicodipendenza.
Negli anni Ottanta Davis torna a suonare con dischi come Decoy (1984) e Tutu (1986), aperto a sintetizzatori e campionamenti. Muore d’infarto nel 1991, ma la sua vena innovatrice continua a dato vita a rivoluzioni musicali decisive per l’evoluzione del jazz e per la sua diffusione presso il grande pubblico.


