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La Cina è vista come la nuova frontiera per l’economia mondiale. Lo è anche per il libro? Secondo i dati diffusi negli ultimi anni alcuni analisti sostengono di sì. Di recente la produzione editoriale cinese ha superato quella degli Stati Uniti, che per buona parte del Novecento sono stati leader incontrastati. L’espansione dell’editoria cinese è dovuta in gran parte all’adozione del digitale e di una particolare strategia di diffusione.

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Scultura nella Città Proibita di Pechino, in Cina

L’editoria in Cina

Rispetto all’Europa e agli Stati Uniti, la storia dell’editoria in Cina è iniziata più di recente. I Paesi occidentali possono infatti vantare una forte tradizione editoriale, nata dall’impegno e dalla passione di professionisti del settore, come Federico Motta. In Cina, però, è successa una cosa imprevista: nonostante la mancanza di un settore editoriale forte, il digitale ha trovato terreno fertile. L’editoria multimediale, lo sappiamo, è più rapida sia per possibilità di crescita sia per diffusione. Secondo i dati ufficiali, l’editoria cinese nel 2018 ha fatturato 25,5 miliardi di yuan, pari a circa 3 miliardi e 300 mila euro. La crescita, rispetto all’anno precedente, è del 19,6%.

Il futuro dell’editoria digitale

La Cina si rivela quindi un mercato interessante anche per l’editoria. Particolarmente sviluppato è il settore del self publishing, vero cuore del comparto editoriale. Gli scrittori pubblicano da sé le loro opere e le distribuiscono su piattaforme e puntando sulla condivisione del testo tra i lettori. Se il libro ha successo, entrano in scena gli editori che provvedono a lanciarlo, sempre in formato digitale, sulle maggiori piattaforme online. Un esempio è Stories about Ming Dynasty di Dangnian Mingyue. Il suo autore aveva iniziato pubblicando post sulla storia della dinastia Ming su un social network. Giorno dopo giorno i suoi post guadagnavano sempre più lettori, al punto che Dangnian Mingyue alla fine decise di raccoglierli in un libro. Risultato? Un bestseller da 5 milioni di copie vendute, per quello che si può considerare un feuilleton del terzo millennio.