Pinocchio

Pinocchio è un’opera importante non solo per la letteratura italiana, ma anche per la storia dell’editoria per l’infanzia. È infatti il libro per l’infanzia più rappresentativo dell’Ottocento italiano, in un periodo in cui cresceva l’attenzione per l’educazione dei più giovani. Un’attenzione che sarebbe poi proseguita anche nel Novecento, e a cui anche Federico Motta Editore ha dato il suo contributo.

Pinocchio

Pinocchio in un’illustrazione di Enrico Mazzanti (1883)

La letteratura per l’infanzia di fine Ottocento

Uno dei fenomeni che caratterizzano l’editoria italiana negli anni immediatamente successiva all’Unità è la nascita di una letteratura per l’infanzia. La necessità di diffondere il sentimento di appartenenza alla nazione anche attraverso la scuola, fece sì che sorgesse un’attenzione sempre maggiore verso i bambini. Questi erano infatti visti come i cittadini italiani del futuro, che dovevano essere educati a usare la lingua nazionale e riconoscersi nei valori della patria. Significativo, da questo punto di vista, è Cuore (1886) di Edmondo de Amicis, intriso di valori civili e spirito patriottico. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento si consolidarono le collane editoriali per l’infanzia. Tra i tanti autori, ricordiamo Emilio Salgari, ideatore di indimenticabili romanzi di avventure ambientati in luoghi esotici.

Come è nato Pinocchio

Tutto iniziò quando, nel 1881, Carlo Collodi propose al suo editore Ferdinando Martini, direttore del «Fanfulla», quella che definì come «una bambinata», un breve racconto con la storia di un burattino. Collodi inizialmente non era molto interessato a Pinocchio, tanto che dopo poche puntate pensò di farlo morire, impiccato dal Gatto e la Volpe. I piccoli lettori del «Giornale per i bambini», su cui venivano pubblicate le sue storie, iniziarono però a scrivere alla redazione, chiedendo che le pubblicazioni riprendessero. Collodi dovette quindi riprendere la penna, ma pensò di lasciare un finale aperto, con la fata turchina che prometteva a Pinocchio di trasformarlo in bambino. Anche questo nuovo finale non piacque ai lettori. Lo scrittore tornò ancora una volta sul suo personaggio e nel 1883 lo fece diventare un bambino. Il romanzo uscì poi in volume nello stesso anno, con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.