Dantedì

Dantedì, il “giorno di Dante“: nel gennaio 2020 il Consiglio dei ministri ha deciso che il 25 marzo d’ora in poi sarà la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Il più grande poeta italiano, unanimemente riconosciuto come il padre della nostra letteratura, meritava una giornata nazionale, proprio in quanto padre della nostra cultura. Con l’occasione, rispolveriamo l’edizione del 1966 – 67 della Divina Commedia pubblicata da Federico Motta Editore, a cura di Giuseppe Minzoni.

Dantedì

Il 25 marzo è il Dantedì, giornata nazionale dedicata al grande poeta

Perché il Dantedì?

La proposta di avere un giorno all’anno dedicato a Dante, sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali, è stata lanciata da Paolo di Stefano sulle pagine del «Corriere della sera». L’iniziativa è stata accolta favorevolmente da vari istituti di cultura, tra cui l’Accademia della Crusca, la Società Dantesca, la Società Dante Alighieri, l’Associazione degli Italianisti e la Società italiana per lo studio del pensiero medievale. Più in generale, la giornata nazionale di Dante Alighieri si inserisce tra le iniziative in preparazione al 700° anniversario dalla morte del poeta, che cadrà nel 2021. Purtroppo però, le iniziative previste non si potranno svolgere a causa della difficile situazione che sta vivendo l’Italia. Il Dantedì sarà comunque celebrato con la lettura di brani della Divina Commedia sui social network e in alcuni flash mob.

La Divina Commedia di Federico Motta

La Divina Commedia è una delle opere più importanti della letteratura italiana e della letteratura europea in generale. Non stupisce quindi che nel mondo abbia avuto svariate traduzioni e edizioni. Allo studio del poema si sono dedicati alcuni dei maggiori italianisti del Novecento, tra cui spicca Natalino Sapegno. Anche Federico Motta Editore, negli anni Sessanta, pubblicò un’edizione dell’opera dantesca, con note, commento ed interpretazione di Giuseppe Minzoni. Come le altre opere dell’editore, si trattava di un’opera di pregio e alta qualità tipografia. Composta da tre volumi, una per ogni cantica, era impreziosita da illustrazioni in bianco e nero. Un piccolo gioiello dell’editoria che contribuì a fare entrare Dante nelle case degli italiani.