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Da Omero a Nolan: l’Odissea torna a far parlare di sé

Incisione del 1926 di una edizione dell'Odissea

Giovedì 16 luglio arriva nei cinema italiani Odissea, il tredicesimo film di Christopher Nolan, tra i più attesi dell’anno per il prestigio del regista – che con il suo ultimo film Oppenheimer (2023) ha conquistato 7 Oscar – e, per l’importanza dell’opera a cui si ispira, uno dei testi cardine della letteratura occidentale. Il celebre poema omerico torna a far parlare di sé: un’occasione per ripercorrerne la trama e scoprire perché la figura di Odisseo che continua, dopo quasi tremila anni, ad affascinare autori e pubblico.

Il viaggio di ritorno più lungo della letteratura

L’Odissea racconta uno dei nostoi, i viaggi di ritorno dei condottieri greci dopo la guerra di Troia. Quello di Odisseo è il più tormentato. Dopo aver vinto la guerra contro i Troiani, l’eroe si avventura con la sua nave e il suo equipaggio nel Mediterrano per tornare in patria. Ma il suo viaggio si trasforma in un’epoea: popolazioni ostili, creature mostruose come il Ciclope, le insidie di Scilla e Cariddi, il canto ammaliante delle Sirene si susseguono lungo il cammino dell’eroe, che suscita anche la passione di figure femminili come la maga Circe, la ninfa Calipso e la principessa Nausicaa. Solo dopo vent’anni Odisseo raggiunge Itaca, dove – con l’aiuto del figlio Telemaco – elimina i Proci, i pretendenti che insidiavano il trono, e finalmente si ricongiunge con Penelope, la moglie che per due decenni ha saputo resistere alle loro pressioni matrimoniali.

Odissea: un poema-enciclopedia del mondo antico

Oltre alla trama avventurosa, l’Odissea custodisce un patrimonio di saperi: geografia, navigazione, ospitalità, riti religiosi, organizzazione sociale e persino tecniche artigianali trovano spazio nei suoi versi. Per questo è stata letta, nei secoli, non solo come racconto ma come vera enciclopedia del mondo greco arcaico, capace di trasmettere valori e conoscenze di un’intera civiltà.

Polytropos, polytlas, polymetis: i molti nomi dell’astuzia

Al centro del poema e di questo mondo arcaico c’è naturalmente Odisseo, che è, invece, un eroe moderno perché incarna la fragilità, il dubbio e il desiderio di conoscere propri dell’umanità. A differenza dei guerrieri che usano solo la forza, infatti, Odisseo usa l’intelligenza e l’ingegno per sopravvivere a un mondo ostile. È un personaggio la cui complessità è racchiusa negli epiteti che Omero gli riserva. Come si legge nel volume dell’Antichità della collana Historia in un’analisi di Simone Beta dedicata alla figura dell’eroe:

La figura dello scaltro Odisseo è il fulcro del poema: nel proemio, rivolgendosi alla Musa, l’aedo lo definisce polytropos (l’uomo “dalle molte risorse” o “che ha molto viaggiato”); più avanti, l’eroe viene chiamato polytlas (l’uomo “che ha molto sofferto”, in riferimento ai tanti patimenti subiti); più avanti ancora, gli viene attribuito l’epiteto polymetis (l’uomo “che possiede la metis”, vale a dire l’intelligenza e l’astuzia).

Non stupisce quindi che un personaggio così continui a destare interesse anche dopo tre millenni di storia letteraria e che Nolan abbia scelto proprio questo eroe multiforme per il suo ritorno dietro la macchina da presa.