Andrea Pazienza se ne andava il 16 giugno del 1988. In occasione del trentennale dalla morte, molte sono le iniziative per ricordare il fumettista, autore di serie come Pentothal e Zanardi. Più volte ci siamo occupati di storia del fumetto italiano, soprattutto per aspetti legati alla nascita della Federico Motta Editore come Cliché Motta e alle prime opere di Carlo Cossio negli anni Trenta. Negli anni Settanta il fumetto italiano conosce grande diffusione, ma alla fine del decennio, negli anni in cui disegnava Andrea Pazienza, le cose sarebbero cambiate…

Andrea Pazienza (in basso a destra) con la redazione della rivista «Frigidaire»

Il fumetto italiano negli anni Settanta

L’Italia negli anni Settanta era il Paese occidentale in cui si vendevano più fumetti. Un successo che era cresciuto nei decenni, a partire dai primi esempi all’inizio del secolo, passando per le tavole ispirate alle produzioni statunitensi (come Dick Fulmine di Carlo Cossio stampato da Federico Motta Editore). In quegli anni il mercato era dominato da produzioni italiane e americane. La situazione sarebbe però cambiata con l’arrivo, alla fine del decennio, dei manga. A differenza dei prodotti nostrani, che avevano intenti educativi, i fumetti provenienti dal Giappone avevano come unico fine l’intrattenimento. Questo comportò un cambiamento dei gusti del pubblico e una crisi del fumetto italiano. Molti personaggi minori sparirono a causa delle basse vendite. Negli anni Ottanta i lettori di fumetti si orientarono, invece, verso una produzione d’autore che vedeva in Andrea Pazienza uno dei protagonisti.

Andrea Pazienza: una vita per il fumetto

Andrea Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, ma trascorre l’infanzia a San Severo, in Puglia. La passione per il fumetto nasce presto: nel 1974 si iscrive al DAMS di Bologna, ma abbandona gli studi poco prima della laurea. Già nel 1977 ottiene un clamoroso successo con Le straordinarie avventure di Pentothal. Il fumetto suscita anche polemiche: le proteste studentesche nella Bologna degli anni Settanta vengono raccontate da una prospettiva autobiografica, mescolando finzione e realtà. Da qui si moltiplicano le collaborazioni, con riviste come «Frigidaire», «Linus» e «Il Male». Oggi, a trent’anni dalla morte, Andrea Pazienza è ancora un autore molto amato, grazie a personaggi come Francesco Stella, L’investigatore senza nome, Pertini e Zanardi. Rimane l’eredità di un ribelle, che con i suoi fumetti ha voluto infrangere ogni limite mettendo in mostra anche gli aspetti più crudi della realtà.